
16) Lucrezio. Il mondo non  stato fatto per l'uomo.
    Di fronte alla concezione provvidenzialistica dell'universo -
tipica degli stoici - Lucrezio sostiene che  da rifuggire ogni
forma di finalismo antropocentrico: la Natura non lavora per
l'uomo, anzi questi  l'unico fra gli esseri viventi contro il
quale la Natura sembra avere un atteggiamento ostile

De rerum natura, V, versi 195-234 (vedi manuale pagina 197).

    1   Quod <si> iam rerum ignorem primordia quae sint,
    2   hoc tamen ex ispsis caeli rationibus ausim
    3   confirmare aliisque ex rebus reddere multis,
    4   nequaquam nobis divinitus esse paratam
    5   naturam rerum: tanta stat praedita culpa.
    6   Principio quantum caeli tegit impetus ingens,.
    7   inde avidam partem montes silvaeque ferarum
    8   possedere, tenet rupes vastaeque paludes
    9   et mare quod late terrarum distinet oras.
    10  Inde duas porro prope partis fervidus ardor.
    11  assiduusque geli casus mortalibus aufert.
    12  Quod superest arvi, tamen id natura sua vi.
    13  sentibus obtucat, ni vis humana resistat
    14  vitai causa valido consueta bidenti
    15  ingemere et terram pressis proscindere aratris.
    16  Si non fecundas vertentes vomere glebas.
    17  terraique solum subigentes cimus et ortus,
    18  sponte sua nequeant liquidas exsistere in auras;
    19  et tamen interdum magno quaesita labore.
    20  cum iam per terras frondent atque omnia florent,
    21  aut nimiis torret fervoribus aetherius sol
    22  aut subiti premunt imbres gelidaeque pruinae,
    23  flabraque ventorum violento turbine vexant.
    24  Praeterea genus horriferum natura ferarum.
    25  humanae genti infestum terraque marique
    26  cur alit atque auget? Cur anni tempora morbos
    27  apportant? Quare mors immatura vagatur?
    28  Tum porro puer, ut saevis proiectus ab undis
    29  navita, nudus humi iacet, infans, indigus omni
    30  vitali auxilio, cum primum in luminis oras
    31  nixibus ex alvo matris natura profudit,
    32  vagituque locum lugubri complet, ut aequumst
    33  cui tantum in vita restet transire malorum.
    34  At variae crescunt pecudes armenta feraeque.
    35  nec crepitacillis opus est nec cuiquam adhibendast
    36  alame nutricis blanda atque infractaloquella
    37  nec varias quaerunt vestis pro tempore caeli,
    38  denique non armis opus est, non moenibus altis,
    39  qui sua tutentur, quando omnibus omnia large
    40  tellus ipsa parit naturaque daedala rerum.


1.  Ch, se pure ignorassi quali siano i primordi delle cose,.
2.  ci, tuttavia, dallo stesso comportarsi del cielo oserei.
3.  asserire, e dimostrare in base a molti altri fatti,.
4.  che assolutamente non per noi divinamente fu apprestata.
5.  la natura del mondo: di co grande colpa  ricolma.
6.  Prima di tutto: di quanto  coperto dall'ampia estensione del
cielo.
7.  un'ingorda met i monti e le selve abitate da fiere.
8.  ne trattengono, o la dominano rupi o paludi deserte.
9.  e il mare che a gran distanza separa le rive delle terre.
10. Inoltre, ancora circa due terzi il torrido caldo.
11. e il cadere incessante del gelo strappa ai mortali.
12. E quanto resta di terra, tuttavia, Natura con la sua forza.
13. ricoprirebbe di sterpi, se umana forza non s'opponesse,.
14. avvezza, per regger la vita, a gemere sul forte bidente,.
15. e a spezzare avanti a s la terra con l'aratro schiacciato.
16. Se, rovesciando le zolle feconde con il vomere, e rivoltando.
17. la superficie della terra non spingiamo i frutti alla
nascita,.
18. spontaneamente non potrebbero sbociare nelle limpide aure;
19. e pure, talvolta, ottenuti con grande fatica,.
20. quando gi sulla terra sono pieni i raccolti di fronde e di
fiori,.
21. o per onde eccessive di caldo li brucia il fulgido sole,.
22. o piogge improvvise e gelide brine li annientano,.
23. e soffi di vento, con turbinare violento, li scuotono.
24. Inoltre: la stirpe delle belve, che incute paura,.
25. nemica al genere umano, per terra e per mare perch Natura.
26. nutre e fa crescere? Perch le stagioni dell'anno apportano.
27. morbi? Perch s'aggira Morte immatura?.
28. continuando: il bimbo, come navigante gettato da onde.
29. crudeli, nudo a terra giace, senza parola, bisognoso di ogni.
30. aiuto per vivere, ora che appena alle spiagge di luce.
31. con faticoso parto fuori dal ventre materno Natura ha
gettato,.
32. e di luttuoso vagito riempie il luogo, come  giusto per lui.
33. cui tanti restano in vita mali da attraversare.
34. Ma vari crescono gli animali, gli armenti, le fiere,.
35. n servono a loro sonagli da bimbi, n alcuno ha bisogno.
36. di dolce e infantile parlare di buona nutrice,.
37. n ricercano vestiti mutevoli secondo stagione del cielo:
38. e infine non d'armi abbisognano, non di alte mura,.
39. con cui difendere le proprie cose, poich per ognuno ogni
cosa.
40. largamente produce la terra stessa, e Natura, artefice delle
cose


(Tito Lucrezio Caro, La natura delle cose, Mondadori, Milano,
1992, pagine 338-341).

